“Panni e Casimiri soprafini”
Da quella sorta di ricettacolo dei documenti più svariati e dalla provenienza d’identificazione perlopiù ardua che è il fondo Famiglie, è emersa la fattura del pagamento di una certa metratura di spagnoletta di filato di colore giallo emessa a un ignoto cliente da parte di “Cozzi Carlo”, verosimilmente commesso o assistente di Clemente Bertani, negoziante in “pannine” – come attestano le guide di Milano negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento – presso l’antico Cordusio, cuore pulsante della città commerciale ora scomparso.
Il foglio di carta su cui è vergata a inchiostro la fattura consiste in una elegantissima incisione a bulino che reclamizza l’attività di Clemente Bertani, “negoziante in Milano sulla Piazza delle Galline N° 1698. Vende ogni sorta di Panni e Casimiri soprafini, fini mezzo fini ed ordinarj ed ogni altra stoffa di Lana, ed articolo di Cotoneria e Teleria. Tiene anche Tappeti d’ogni sorta Il tutto d’ultimo gusto, ed a prezzi più giusti e ristretti”.
Alla descrizione delle molteplici qualità del negozio del signor Clemente si accompagna una immagine: una vera e propria veduta animata disegnata da un ignoto ma assai dotato artista, che rappresenta una scena ambientata in una città di mare. Presumibilmente di fantasia, il porto potrebbe alludere a quello di Trieste, dove durante gli anni della Restaurazione approdavano le imbarcazioni cariche di merci destinate al Lombardo Veneto e quindi anche a Milano. Da una nave la cui bandiera si fregia del monogramma CB, allusivo all’operoso negoziante milanese, le scialuppe sbarcano casse, alcune recanti la stessa sigla, nelle quali – possiamo immaginare senza allontanarci troppo dalla realtà – sono custodite le pregevoli stoffe proposte alla sua clientela dal signor Bertani che, con questa visione di merci in arrivo da terre lontane via mare, addirittura dall’esotico Kashmir, accredita ulteriormente il proprio esercizio.
(testo di Sergio Rebora)