Carbonizza

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Descrizione del complesso

Il podere Carbonizza pervenne alla Scuola delle Quattro Marie mediante permuta con il conte Gabriele Verri (1695-1782) e con suo fratello, il sacerdote Antonio (1706-1784), primicerio della cattedrale di Milano, in data 25 maggio 1757 (notaio Giuseppe D’Adda).

L’offerta della cascina Carbonizza al capitolo del luogo pio era stata fatta dai due fratelli che ambivano ad entrare in possesso di un vasto podere dell’ente elemosiniero ubicato in Biassono, dove la famiglia Verri vantava già cospicue proprietà. La convenienza per l’ente elemosiniero consisteva principalmente nell’acquisizione di una possessione contigua ai beni di Montano e di diritti d’acqua che avrebbero permesso di migliorare il sistema d’irrigazione dei terreni in quella zona, anche mediante l’entrata in possesso della “bocca Carbonizza”, di compendio dell’omonimo podere, mediante la quale fin dal XV secolo si estraeva acqua dal Naviglio Grande.

I beni della Carbonizza, valutati 65348.10 lire, coprivano un’area di 660 pertiche milanesi (circa 43 ettari) e comprendevano una vigna, vari campi, risaie e prati. Poiché quelli ceduti in cambio a Biassono avevano un’estensione assai superiore ed erano stimati per un valore di 110.000 lire, i fratelli Verri si impegnarono a corrispondere la differenza di 44651.9 lire al luogo pio, che fu saldata nel 1762.

All’acquisto della Carbonizza dai fratelli Verri nel 1757 seguirono quello di terreni adiacenti negli anni immediatamente successivi: nel 1759 case e terreni dai consorti Grancini e nel 1760 una piccola casa dal nobile Giovanni Muggiani.

Il podere venne affittato ai fratelli Pietro Giacomo e Pietro Francesco Grancini, la famiglia dei quali lavorava da lunghissimo tempo i beni di Montano, Gaggianello e Barate. I Grancini continuarono nell’affitto congiunto di tutte queste possessioni fino al 1785, quando esse vennero affidate alla famiglia Cavallotti di Gaggiano, che ne seguì i destini per oltre cinquant’anni, fino al 1841. In quell’anno, scaduto il contratto d’affitto, l’Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri decise di dividere il latifondo in due lotti: uno costituito dalle cascine di Montano e della Carbonizza, affittato a Francesco Stabilini, l’altro comprendente quelle di Gaggianello e di Barate, assegnato ai fratelli Brusati.

La cascina Carbonizza venne separata dai beni di Montano nel 1904 per essere amministrata e affittata autonomamente.

I beni della Carbonizza hanno subito nel corso del tempo una profonda trasformazione dal punto di vista produttivo, con una progressiva dismissione delle attività colturali, segnatamente delle marcite soprattutto nel corso degli anni settanta e ottanta del Novecento, e uno spiccato orientamento verso la zootecnia, che costituisce oggi la principale risorsa del podere.

(testo di Maria Cristina Brunati)