Pozzi neri e latrine
Alcuni documenti conservati nel fondo Case permettono di farsi un’idea verosimile di come a Milano, nell’ultimo quarto dell’Ottocento, dovesse funzionare la quotidianità domestica anche nei suoi aspetti più intimi. Per esempio, come funzionavano i servizi igienici di un appartamento civile a quel tempo?
Nel 1880 la Congregazione di Carità deve provvedere alla sostituzione di tubi e braghe per latrina in uno degli immobili da pigione di sua proprietà, il palazzo di via Francesco Sforza 54, e si rivolge alla impresa P. Piovella e C. che ha sede in via Brisa 2. Il 30 giugno di quell’anno la ditta presenta la fattura per i lavori svolti in loco per quattro giorni e mezzo da un “operaio” e un “manuale”: quello che tuttavia a noi più interessa per i nostri fini è la carta intestata su cui viene stilata la nota. Innanzitutto apprendiamo che la “fabbrica privilegiata di latrine inodore e dei rinomati tubi e canali a sistema Lossa di P. Piovella e C.” è “concessionaria dei brevetti di privilegio” di alcune tipologie di quelli che chiamiamo comunemente water o vasi wc e che vediamo riprodotti in tre vignette.
La prima presenta il “Modello Seggiola fornita da questa ditta, all’Ospedale Maggiore di Milano”, quindi un manufatto destinato alle persone inferme o degenti, con tanto di braccioli e schienale sagomato, una versione aulica della odierna comoda. Una seduta che vorrebbe conformarsi a un pouf da salotto è la cosiddetta “Seggiola da Camera”, con frange e nappine a simulare appunto un arredo soffice di moda a quel tempo mentre la “Mezza inglese nuovo modello” ha un aspetto più severo e anche più criptico circa l’utilizzo.
Rimanendo per così dire in tema, un’altra fattura datata al 1° giugno 1887, inerente a un lavoro effettuato nella casa di via Pietro Verri 22, allude a un aspetto ancor più prosaico, lo “spurgo notturno” di “materie indurite [residui di rifiuti organici] per riparazione vaso nero”, servizio svolto dalla Società Anonima dei pozzi neri” che, avendo sede alla Bullona nel Borgo degli Ortolani fuori Porta Tenaglia, dispone di uno “stabilimento per deposito e vendita delle materie fecali nello stato naturale ed in concime concentrato in polvere inodora” e che opera con il sistema del vuoto idro-barometrico applicato alle “botti” (grandi contenitori cilindrici montati su ruote chiamati popolarmente “navazze”) trasportate da cavalli: la carta intestata della Società illustra opportunamente l’operazione, svolta da due addetti, i “navazzari”.