Una monacazione nel 1870

“Ah! se imitarti a me non lice 
Né teco vivere poss’io felice, 
Deh che indivise la prece almeno 
Ambe ci stringa di Dio nel seno! 
Della mia vita la dubbia face 
Secura e placida s’estinguerà, 
Se tu in quell’ora, angel di pace, 
Dal cielo implori per me pietà.”

Così si chiude il breve sonetto che Maria Mandrella compone e offre (attraverso un opuscolo stampato dalla Tipografia Sinimberghi) alla sorella Gerolama in occasione della professione dei voti solenni di quest’ultima con il nome di suor Maria Agostina Giuseppa del Sacro Cuore di Gesù, avvenuta il 25 aprile 1870 nel monastero di Santa Caterina della Rosa ai Funari in Roma.

Gerolama Mandrella entra a far parte dell’ordine delle monache agostiniane che in quella antica sede dal sedicesimo secolo per volontà di Ignazio di Loyola accoglie, accudisce ed educa in una sorta di clausura le figlie di cortigiane e prostitute incoraggiandole, a tempo debito, al matrimonio o alla monacazione.

Nulla sappiamo riguardo alle origini e alla storia familiare di Maria e di Gerolama Mandrella, né circa il destino che spetterà a entrambe, tuttavia anche noi abbiamo la possibilità di assistere almeno a questo evento nodale nella loro esistenza. Sulla “quarta di copertina” del sonetto a stampa infatti qualcuno presente alla scena (un consanguineo? un amico di famiglia? la stessa Maria in veste di pittrice oltre che di poeta?…) disegna a lapis il momento preciso della monacazione di Gerolama, quando il prelato celebrante la consacra alla vita del chiostro. Altri ecclesiastici e monache partecipano al rito, insieme ad alcuni fanciulli travestiti da angioletti, mentre a sinistra sembra di riconoscere i membri della famiglia, tra cui un distinto e compunto signore con barba, verosimilmente il padre della nuova monaca, con tanto di cappello a tuba tra le mani.

Il tratto del disegno è rapido ed esperto al punto da far pensare non tanto all’opera di un dilettante ma di un artista professionista.

Emblematica la data: 25 aprile 1870. Come è ben noto, il 20 settembre successivo, meno di sei mesi dopo, l’esercito del Regno d’Italia entrerà a Roma assediata dalla breccia di Porta Pia mettendo fine, con il plebiscito dell’anno seguente, al potere temporale dei Papi.

Ci è ignoto come questo documento, proveniente da Roma, sia giunto nel nostro Archivio: è un ritrovamento reso possibile dal riordino del fondo Comuni e Materie, finanziato da Regione Lombardia nell’ambito dell’Avviso Unico Cultura 2025.

(testo di Sergio Rebora)