Istituto Derelitti (1902 – 1967)

Mancando un atto di fondazione, la nascita dell’Istituto Derelitti viene generalmente fatta coincidere con l’inaugurazione della sua sede storica di via Settembrini 71, alla fine del 1906. La denominazione di “Istituto Derelitti”, in realtà, data al 1902, anno in cui il Deposito provvisorio di San Vincenzo mutò nome, dopo aver acquisito una propria autonomia gestionale svincolata dalla direzione del Ricovero di Mendicità. E le sue origini storiche risalgono a quasi un secolo prima, a quando cioè, per effetto del decreto napoleonico del 17 gennaio 1812, l’Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri iniziò a farsi carico dei fanciulli “derelitti”, ospitandoli presso lo stabile della Pia casa d’Industria di San Vincenzo in Prato.
L’espressione “derelitti” comprendeva i bambini “abbandonati” a sé stessi – ossia privi di una famiglia che si occupasse stabilmente del loro mantenimento e della loro educazione – che non fossero orfani (ai quali erano riservati gli istituti dei Martinitt e delle Stelline) né esposti (allevati nel Brefotrofio).
Il Regolamento delle Pie case d’Industria e di Ricovero del 1821 disponeva che i fanciulli ammessi al ricovero dovessero essere lavati, visitati dal medico e dotati di uniforme. Ai minori veniva insegnato a leggere e scrivere ed era impartita l’istruzione religiosa. I fanciulli abili al lavoro erano inoltre inviati a fare pratica presso officine esterne, mentre le fanciulle venivano occupate esclusivamente all’interno della Pia casa, in lavori di cucito, filatura e confezione di abiti.
Il numero dei fanciulli ricoverati continuò a crescere fino al principio degli anni ’30 dell’Ottocento, quando l’Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri dispose di sostituire al ricovero l’affidamento dei derelitti a famiglie di campagna, in cambio di un assegno periodico. Il Ricovero per i derelitti venne pertanto a configurarsi come un “deposito provvisorio”, nel quale i fanciulli erano trattenuti soltanto il tempo necessario al loro collocamento.
In base al dispaccio della I.R. Luogotenenza di governo datato 15 settembre 1858, che ratificava le disposizioni in materia dell’I.R. Delegazione provinciale dell’8 giugno 1857, ai Luoghi Pii Elemosinieri spettò l’onere dei derelitti nati in città o con decennale dimora dei genitori, mentre il Municipio doveva provvedere per quelli privi di tali requisiti.
Benché nel 1875 la Congregazione di Carità, grazie ai lasciti disposti da Luigi Manganoni e Francesco Mainoni, istituisse l’Opera pia pei Derelitti e orfani, è bene far presente che tale fondazione – a dispetto del nome quasi identico – ebbe vicende e veste giuridica distinta dall’Istituto di cui ora trattiamo.
Per l’alloggio temporaneo dei fanciulli, che non poteva superare i 15 giorni, la Congregazione nel 1883 deliberò l’apertura di un Asilo provvisorio per i derelitti presso il Ricovero di Mendicità di San Marco. E due anni dopo provvide ad impiantare l’Asilo provvisorio per le derelitte, accanto al Ricovero di Mendicità femminile, nello stabile della Senavra, dove, alcuni anni più tardi, venne trasferita anche la sezione maschile dei Derelitti.
Con l’entrata in vigore della Legge 17 luglio 1890 sulle istituzioni pubbliche di beneficenza, l’assistenza ai minori venne riconosciuta come uno dei compiti principali delle Congregazioni di Carità. La Congregazione di Carità di Milano, rimasta gravata di tutti i derelitti aventi domicilio di soccorso in città, provvide a disciplinare la materia con il Regolamento di beneficenza entrato in vigore il 1° gennaio 1897. Con la relazione della presidenza del 1° marzo 1898, l’ente affermò la volontà di farsi carico anche dell’educazione dei fanciulli, non più soltanto della custodia temporanea in attesa del collocamento. A tale proposito, sul finire dell’anno seguente, il Comune di Milano conferì alla Congregazione di Carità l’amministrazione dell’Opera pia Trolliet, istituita grazie all’eredità di Carlo Giulio Trolliet, che il benefattore lasciò alla città con il fine di provvedere all’allevamento, educazione e istruzione di minori orfani o derelitti.
Nell’ottobre 1901 la Congregazione dispose la nomina di un apposito delegato per la sorveglianza del Deposito provvisorio di San Vincenzo, svincolato dalla direzione del Ricovero di Mendicità. Ottenuta l’indipendenza sul piano amministrativo, nel 1902, il Deposito mutò il nome in Istituto Derelitti. Continuava tuttavia a mancare una sede idonea per il ricovero dei minori. Nel 1900 i fanciulli e le fanciulle minori di 7 anni erano stati trasferiti dalla Senavra al fabbricato di San Vincenzo, e, due anni dopo, i derelitti d’età maggiore furono collocati presso i locali di una ex scuola in via San Rocco. Si trattava tuttavia ancora di soluzioni provvisorie. La possibilità di realizzare un nuovo edificio per l’accoglienza dei fanciulli soli o abbandonati si concretizzò tuttavia in breve tempo, grazie a una cospicua elargizione della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde e a diversi lasciti e oblazioni di privati.
I lavori per la costruzione del nuovo Istituto Derelitti in via Settembrini 71 (poi via Venini) vennero avviati nel 1904 e portati a termine due anni dopo: l’inaugurazione ebbe luogo il 23 dicembre 1906. La nuova sede, progettata dall’ingegnere Emilio Usuelli, si estendeva su un’ampia area di circa 11.000 mq, tra le vie Palestrina, Macchi, Brianza e Settembrini, un tempo compresa nel podere Rizzarda e Rossa, di proprietà dei Luoghi Pii Elemosinieri.
Secondo quanto previsto dal Regolamento interno del 1910, il ricovero era riservato a “fanciulli poveri aventi il domicilio di soccorso in Milano, minori del quindicesimo anno, se legittimi, e maggiori del settimo ma minori del quindicesimo se illegittimi, i quali, per essere privi dell’appoggio dei genitori o di parenti che siano in obbligo od in grado di provvedere al loro sostentamento e stante la mancanza di altre istituzioni locali specialmente tenute ad assisterli, si trovino in condizioni di assoluto abbandono nel territorio del Comune di Milano”. Nessuna indicazione era fornita sulla durata dei ricoveri. Le istanze di ammissione potevano provenire sia da autorità pubbliche – in particolar modo il Tribunale – sia da privati; talora erano gli stessi genitori che, trovandosi in condizioni di difficoltà, chiedevano il ricovero dei figli. I posti letto erano 224. Il ricovero poteva essere interrotto in seguito alla consegna a persone obbligate per legge alla cura dei minori, all’invio in altri istituti o al definitivo collocamento presso famiglie di città o di campagna, che avevano presentato richiesta alla Congregazione di Carità.
Per ciò che riguarda l’istruzione, prima del 1906 i derelitti ospiti della sede di San Vincenzo venivano inviati presso scuole esterne, mentre nella succursale di via San Rocco fu aperta una scuola interna. Con il trasferimento dell’Istituto in via Settembrini continuò a permanere una situazione ibrida. La direzione si occupava anche dell’avviamento lavorativo dei derelitti: alcuni di essi erano collocati presso officine esterne, altri venivano invece utilizzati come collaboratori per i servizi interni.
Nel 1936, l’Istituto Derelitti mutò la denominazione in Istituto fascista di assistenza ai minori (IFDAM), trasformata, dopo la fine della guerra, in Istituto di assistenza ai minorenni (IDAM). Una nuova modifica si ebbe nel 1964, quando, con delibera datata 24 febbraio, il Consiglio di amministrazione dell’Eca recepì la denominazione “Istituto Ragazzi di Milano”, scelta dagli stessi ospiti.
Circa tre anni più tardi, con delibera 10 luglio 1967, il Consiglio dispose però la soppressione dell’Istituto, a decorrere dal 30 settembre di quello stesso anno. A rimanere in attività fu la sola sezione femminile, trasferita presso la villa “la Madonna” di Meina (Novara), mentre i ragazzi vennero collocati presso altri istituti, con retta a carico dell’Eca. La “Colonia permanente di Meina” fu chiusa in via definitiva nel 1972.

(da Guida dell’Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, pp. 302-306)