Francesco Mainoni (1787 – 1843)

Francesco Mainoni nacque a Milano il 7 gennaio 1787 da Ignazio e Marianna Zanoni. La famiglia, originaria di Tremezzo dove possedeva una bella villa, si era nel corso del XVIII secolo imposta all’attenzione come una delle più rilevanti del paese in ambito mercantile, mentre altri rami collaterali avevano avviato analoghe attività in territorio francese e più precisamente a Strasburgo. Prova del prestigio e della considerazione professione raggiunta è il fatto che il padre di Francesco, Ignazio, venne nel 1786 nominato abate della neo riformata Camera di commercio, di cui fu anche presidente dal 1805 al 1808, nonché membro del napoleonico Collegio dei commercianti e del Tribunale di commercio (1808), carica quest’ultima che sarebbe stata ricoperta per breve periodo anche da Francesco dal 1813 al 1814. Alla morte del padre, avvenuta il 21 giugno 1808, quest’ultimo ereditò buona parte del patrimonio immobiliare, stimato in 720.000 lire, e l’intero negozio di banca e seta, nel quale era entrato “giovanissimo” dopo “ch’ebbe compiuti quegli studi che sono fondamento della cultura civile”. Nel corso della restaurazione Francesco resse”con buon successo” le sorti della propria casa commerciale, tanto che nel testamento poté vantarsi di avere con la sua opera aumentato considerevolmente il patrimonio degli avi. Inoltre prese parte alle diverse iniziative avviate dal mondo mercantile milanese, tra le quali va ricordata la fondazione della Società d’incoraggiamento d’arti e mestieri di cui fu convinto sostenitore, e di partecipare alla vita associativa della Società del giardino. Sposatosi con Giuseppina Sperati, figlia di un negoziante di droghe e cotoni, non ebbe però figli tant’è che nel testamento redatto il 7 e 8 novembre 1843 nominò proprio erede universale il nipote Enrico Vigani, Imperial Regio Consigliere presso il Tribunale di prima istanza di Milano. Proprio l’assenza di figli, unitamente ad un sincero sentimento religioso e ad una riconosciuta attenzione per gli indigenti di cui diede diverse dimostrazioni anche in vita, lo indussero a donare in due riprese ai Luoghi pii elemosinieri della città un cospicuo capitale di 150.000 lire austriache (Pio legato Mainoni), i cui frutti avrebbero dovuto essere erogati “per i poveri figli orfani di padre” e a vantaggio “dei poveri cronici”. Morì a Milano il 29 dicembre 1843.

(da Il tesoro dei poveri, pp. 188-189, testo di Stefano Levati)