Ritratto di Marino Spagnoli

Pittore lombardo
Settimo decennio del XVII secolo

olio su tela, cm 110 x 82

La tela è pervenuta al Luogo pio Loreto dopo la morte di Giovanni Pietro Spagnoli, figlio di Marino.
Nonostante il restauro recente, il dipinto presenta diverse integrazioni e rifacimenti avvenuti nel corso dei secoli ad opera di Giuseppe Sogni (1824) e soprattutto di Renato Bontempi (1962), in particolare nella stesura pittorica delle mani e nell’eccessiva rigidità – fatta di una materia impoverita – dell’ampio abito nero che veste l’effigiato.
L’impaginazione riprende fedelmente la tipologia dei ritratti dei benefattori presentando la figura eretta, a tre quarti, con il viso in leggera torsione rivolto agli astanti e il documento (probabilmente il testamento) esibito nella mano sinistra.
Da un punto di vista stilistico la parte più interessante è costituita dal volto il cui realismo, sebbene approssimativo, è squadernato senza infingimenti. Lo sguardo acquista profondità grazie alle folte sopracciglia e il naso appare in tutta la sua prominenza al limite della caricatura sottolineato dai folti baffi che, con il pizzetto, incorniciano la bocca. Nonostante la materia smagrita, la stesura è caratterizzata da una lieve morbidezza ritenendo plausibile, per l’esecuzione del ritratto, l’intervento di un artista non immune al linguaggio di Nuvolone e di Giacinto Santagostino.

(da Il tesoro dei poveri, p. 149, testo di Federica Bianchi)