Ritratto di Ambrogio Griffi

Pittore: Agostino Santagostino (Milano, 1633 circa – 1703)
Anno: 1681
Olio su tela, cm 132 x 100

L’opera appare in discrete condizioni di conservazione, nonostante si rilevino alcune ridipinture. Del gruppo di sei ritratti di illustri benefattori della Misericordia, consegnati da Agostino Santagostino nel 1679 e nel 1681, il presente venne retribuito 36 lire all’artista, insieme a quello di Bernardino Busti, il 24 febbraio 1681.
L’esposizione del ritratto di Ambrogio Griffi alla mostra del 1995 La generosità e la memoria è stata accompagnata nel relativo catalogo dai testi di Paolo Galimberti e Rossana Sacchi. Quest’ultima, che fra l’altro esamina in un approfondito saggio la figura del Griffi committente, ha indicato nell’effigie marmorea del suo monumento funebre la probabile fonte utilizzata dal Santagostino per recuperare in pittura le sembianze del benefattore defunto nel 1493. Nel 1489 costui aveva commissionato il proprio monumento funebre a Benedetto Briosco, che si impegnava, entro il 1494, alla consegna e all’allestimento nella cappella di S. Ambrogio in S. Pietro in Gessate a Milano: la stessa cappella di cui tra il 1493 e il 1495 Butinone e Zenale realizzarono la decorazione affrescata che il Griffi avrebbe voluto affidare nel 1487 a Troso da Monza e nel 1489 al Foppa.
Del monumento funebre, poi smembrato, si è conservata la statua giacente del benefattore morto, ripresa dal Santagostino nel dipinto in versione “vivente” con un sostanziale ammorbidimento degli aspri lineamenti resi dal Briosco, pur lasciando nelle mani dell’effigiato lo stesso libro di preghiere che lo avrebbe accompagnato nell’aldilà.
È sorprendente osservare come un’immagine assai più fedele a quella del monumento funebre possa ritrovarsi in un ritratto primo settecentesco del monsignore, di proprietà dei Musei Civici di Varese, attualmente in deposito nella sede municipale del Palazzo Estense. Esso reca un’iscrizione che lo riferisce cardinale, quale è in effetti raffigurato pur non essendolo stato mai. L’incongruenza è stata già osservata da Silvia Colombo anche a proposito di un ritratto datato 1668, conservato al Castello Sforzesco, di tale Anna Maria Griffi ricordata nell’iscrizione come PRONEPTIS EMIN.MI CARD. D.N AMBROSJJ GRIFFI.

(da Il tesoro dei poveri, p. 87-88, testo di Vito Zani)