Ritratto di Bernardino Busti

Pittore: Agostino Santagostino (Milano, 1633 circa – 1703)
Anno: 1682
Olio su tela, cm 131 x 90,7

Il dipinto, in discrete condizioni conservative, appartiene alla serie di sei ritratti di benefattori eseguiti da Agostino Santagostino per il Consorzio della Misericordia tra il 1679 e il 1681. Il presente esemplare venne pagato all’artista il 24 febbraio 1681, insieme a quello di Ambrogio Griffi.
Quello di Bernardino Busti è senz’altro uno dei migliori, forse proprio il migliore, della serie. Lo sfondo neutro, modulato da una sapiente partitura luministica, concentra l’attenzione sulla figura, facendola risaltare nella sua posa elegante che riecheggia autorevoli modelli della tradizione cinquecentesca, da Tiziano a Bronzino. È l’opera nella quale il Santagostino dimostra maggiormente la sua cultura ritrattistica, inizialmente maturata presso il padre.
Purtroppo, nonostante le ricerche condotte, non è stata individuata alcuna effigie antica del Busti, morto più di un secolo e mezzo prima che il Santagostino ne eseguisse il ritratto, desumendone evidentemente le sembianze da una preesistente immagine. Oltretutto, nessuna delle poche testimonianze documentarie che lo riguardano è riferibile alla commissione di opere d’arte, né è possibile stabilire se e a che grado egli fosse imparentato con la famiglia Busti alla quale apparteneva l’Antonio Busti effigiato insieme a due gentildonne nella pala zenaliana-luinesca raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Giacomo e Filippo, datata 1515, oggi a Brera, proveniente dalla chiesa di S. Maria degli Umiliati, anticamente ubicata all’altezza delle Sale Napoleoniche di quello stesso museo. Bernardino Busti morì a Lodi nel 1529, dove testò a favore del Luogo Pio, lasciando diverse possessioni in più luoghi della Lombardia, dalla Valsassina, al Novarese, all’attuale Canton Ticino. Ciò rende più arduo individuare i suoi possibili contatti artistici, fermo restando il fatto che, trattandosi di un giureconsulto del Senato di Milano, è proprio nella capitale che questi contatti potrebbero essere maturati.

(da Il tesoro dei poveri, p. 91-92, testo di Vito Zani)