Ricordi scolastici dal profondo Ottocento
Giovanni Rosa (morto nel 1889), impiegato al Pubblico Macello di Milano, e sua moglie Antonietta Ferrando, appartenente a una distinta e agiata famiglia della borghesia ambrosiana (della coppia e della loro progenie si è già accennato in un’altra spigolatura), avevano avuto particolare cura nella educazione dei figli nati dal loro matrimonio. Oreste (1834-1910) si era diplomato ragioniere, mentre Enrico (1842-1908) aveva conseguito addirittura la laurea in ingegneria, titoli che avevano permesso loro di intraprendere la libera professione affermandosi nei rispettivi settori, soprattutto il secondo, che ricoprì anche la carica di sindaco di Monticello Brianza.
I due, insieme a Francesco, un terzo fratello morto in giovane età, avevano svolto gli studi elementari in un istituto privato di cui le guide milanesi del tempo non conservano notizia, la Scuola Pozzi, diretta dal maestro Giuseppe Pozzi, verosimilmente identificabile nell’omonimo sacerdote docente “per l’istruzione religiosa” nell’I.R. Scuola Reale Superiore sita in contrada del Cappuccio 2908 e “coadjutore onorario” presso la chiesa di Sant’Alessandro in Milano. Il reverendo Pozzi ricopriva anche la carica di segretario delle Scuole Notturne di Carità, di cui era protettore il conte Renato Borromeo.
Secondo le usanze del tempo agli scolari particolarmente meritevoli “per profitto e buona condotta” veniva rilasciato un attestato cartaceo “di lode” e “di molta lode”: l’Archivio conserva nel fondo Testatori quelli ricevuti il 4 settembre 1851, in occasione della festa della Santissima Trinità, dai piccoli Francesco ed Enrico Rosa, rispettivamente allievi delle classi seconda e prima sezione superiore. Si tratta di due preziose cromolitografie prodotte dallo Stabilimento Bartolomeo Saldini, sito in contrada Sant’Alessandro 3976, in cui i diplomi manoscritti a inchiostro sono inquadrati in ricchissime cornici policrome: la prima di gusto troubadour, presenta stilemi architettonici neo gotici intrecciati a fronde vegetali, con tanto di giovani paggi seduti in atto di leggere, culminanti in una piccola illustrazione. L’immagine, sovrastata da due angeli in volo recanti una corona d’alloro, rappresenta una scena evangelica in cui Gesù siede a impartire la sua dottrina a una piccola folla di adulti e, soprattutto, bambini.
Il secondo attestato, quello indirizzato a Enrico, presenta invece un contesto bucolico: San Filippo Neri induce alcuni fanciulli a rivolgersi in preghiera davanti a una statua della Vergine custodita in una piccola edicola campestre mentre intorno altri bambini siedono in studioso raccoglimento o si intrattengono in trastulli. Simboli allegorici dell’istruzione – libri, squadre e penne intinte nel calamaio, un mappamondo, una tavolozza con i pennelli, una cetra… – corredano la scena, dominata da un serto di quercia e di alloro.
Ma come mai questi documenti appartengono al fondo Testatori dell’Archivio? Semplice. Sono pervenuti con lo spoglio dell’eredità dell’architetto e benefattore Cristoforo Pinto, che aveva sposato Carlotta (o Carolina) Rosa (1838-1914), sorella di Oreste, Francesco ed Enrico. Anche Carlotta aveva studiato: tra le carte si conservano due “accessit” (locuzione che un tempo nel mondo degli studi indicava gli alunni avvicinatisi ai premi) conseguiti quando, fanciulla, era allieva della Scuola Comunale del Borgo degli Ortolani, il popolare quartiere situato fuori Porta Tenaglia dove la famiglia Rosa abitava. Le maestre Ercolina Corbella e Marietta Cozzi firmano rispettivamente gli attestati in questione, il primo, datato al 1849, ingentilito da una romantica coroncina di rose e fiordalisi, il secondo, litografato a colori da Pietro Bertotti (operante in corso Francesco 596 a Milano) ripropone una cornice di gusto troubadour che ricorda le vivacissime miniature di gusto gotico internazionale. Fra tralci di vite e fiori con angeli in volo e assisi tra le nuvole, il nostro occhio focalizza una scena in cui una commissione di maestre e ispettori in cattedra premia le giovani allieve più meritevoli della loro scuola, in piedi e sedute tra i banchi, al cospetto dei familiari e sullo sfondo della città di Milano, riconoscibile dalla inconfondibile sagoma del Duomo.
Anche Giuditta (1837-1914), altra sorella di Oreste, Francesco, Carlotta ed Enrico, doveva avere ricevuto una educazione approfondita, come si evince da un suo minutario epistolare pervenuto con la stessa eredità di Cristoforo Pinto. Ma questa è un’altra storia ancora da raccontare…
(testo di Sergio Rebora)