Cesare Sarfatti (1866 – 1924)

Cesare Sarfatti, avvocato di origini israelite, nasce a Venezia il 21 novembre 1866 da Giacomo e Chiara Luzzato. Nonostante la contrarietà dei genitori di lei, a trent’anni sposa Margherita Grassini, da cui avrà i figli Roberto, Amedeo e Fiammetta; nel 1902 si trasferisce con la famiglia a Milano, dove con la moglie sarà protagonista della vita pubblica e culturale cittadina.

Militante socialista, riveste cariche politiche e gestionali a livello locale; interventista durante il primo conflitto mondiale non riesce ad impedire l’arruolamento volontario del primogenito, che non ancora maggiorenne morirà in battaglia sull’altopiano d’Asiago.

Nell’agosto 1923, nominato Presidente della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde (ruolo che ricoprirà fino alla morte il 24 gennaio dell’anno seguente), segue le operazioni di finanziamento per la costruzione della nuova stazione ferroviaria urbana e guida l’acquisizione dell’importante collezione d’arte dell’Istituto di credito, in cui confluiranno anche le opere conclusive realizzate dai borsisti del Pensionato artistico istituito in sua memoria.

Nel febbraio 1923, designato Presidente della Congregazione di Carità, presenta al Consiglio gli obiettivi programmatici del suo incarico, volti a migliorare le finanze invertendo il rapporto tra gli elevati costi amministrativi e le spese a favore degli assistiti.

La revisione finanziaria prevista contempla la riorganizzazione dell’assistenza alla prima infanzia: con l’approvazione dei consiglieri, Sarfatti si accorda per la cessione al Comune degli Ispettorati di baliatico, che saranno sostenuti dalla Congregazione con un contributo annuo di lire 20.000 per le spese mediche dei lattanti e con la somministrazione di latte e generi alimentari ai beneficiari prescelti anziché sussidi in denaro, con un risparmio annuale di 33.000 lire.

A difesa degli interessi economici istituisce una Commissione interna da lui presieduta per individuare dipendenti prossimi al pensionamento o provvisori in esubero così da alleggerire le spese per la retribuzione del personale e organizza un convegno con altri istituti benefici cittadini per delineare regole comuni di revisione degli organici, secondo le recenti norme governative. Prende provvedimenti a favore degli ospiti delle strutture amministrate migliorando il vitto e valorizzando l’importanza della musica, “complemento della istruzione e della educazione” dei giovani nella vita collettiva, costituendo una fanfara tra i ragazzi dell’Istituto Derelitti.

Nelle prime settimane del suo mandato, dopo una visita alla sezione Senavra dell’Istituto inabili a lavoro, Sarfatti dichiara ai consiglieri la propria soddisfazione per la gestione dell’ospizio lodando il personale addetto; rileva la necessità di offrire ai ricoverati “qualche gradito trattenimento” come rappresentazioni cinematografiche e conferenze periodiche, assicura accordi con la Curia per l’invio di un sacerdote in aiuto all’anziano cappellano incaricato del servizio religioso.

Ritiene invece urgente un radicale intervento all’edificio della Senavra, giudicato degradato e ammalorato, per cui incarica l’Ufficio Tecnico interno di redigere un progetto di riqualificazione e ampliamento del palazzo per concentrare in un’unica sede le due sezioni dell’Istituto e per accogliere un maggior numero di persone, coprendo le  spese di ristrutturazione con la vendita del fabbricato di via Goito. Il Consiglio a sua volta affida a un’apposita commissione il compito di valutare se sia preferibile il rifacimento della Senavra o la costruzione di una nuova residenza nell’area precedentemente acquistata al Restocco; la relazione tecnico – finanziaria di comparazione fra i due progetti predilige la seconda soluzione, per cui Sarfatti è autorizzato a intraprendere trattative con il Municipio per realizzare un istituto in piazzale Bande Nere, opera che i suoi successori porteranno a compimento alcuni anni dopo.

Attivo nell’ambiente artistico milanese ed appassionato d’arte, concorda con il consigliere Ottavio Pavia sull’opportunità di esporre i ritratti gratulatori dei benefattori, per evidenziare l’operato dell’Ente e promuovere lasciti e donazioni a favore, a tale scopo propone l’allestimento presso l’Istituto Derelitti di mostre a cadenza triennale anziché annuale, per evitare ingenti spese di trasporto e danni alle opere.

Rivolge l’attenzione anche a Palazzo Archinto di via Olmetto 6, dove, verificate le precarie condizioni del salone adibito ad Archivio e puntellato per cedimenti strutturali, ottiene l’autorizzazione del Consiglio a interpellare un esperto per valutare le operazioni di restauro e di conservazione da apportare al locale e all’affresco del ciclo pittorico di Tiepolo, “insigne ornamento” del soffitto. Nel cortile dello stesso palazzo è ancor oggi presente la lapide commemorativa dei dipendenti della Congregazione morti in battaglia nella Prima guerra mondiale, inaugurata nel luglio 1923, opera scolpita gratuitamente dall’artista e amico Adolfo Wildt, che ideerà anche il monumento funebre dedicato a Sarfatti.

(testo di Lorenza Barbero)

Grosso Giacomo, Ritratto dell'onorevole avvocato Cesare Sarfatti, 1926; olio su tela. Milano, Collezione della Fondazione Cariplo.
Grosso Giacomo, Ritratto dell'onorevole avvocato Cesare Sarfatti, 1926; olio su tela. Milano, Collezione della Fondazione Cariplo.