Leone Salvini (1825-1894)

Originario di Basiglio, piccolo centro agricolo a sud di Milano, Leone Salvini nasce il 2 aprile 1825. Conseguita la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Pavia, esercita la professione di avvocato rilevando lo studio Gadda. Dopo l’Unità, anche in virtù della sua “integrità impareggiabile”, partecipa alla vita pubblica e viene chiamato a far parte di istituzioni ed enti ambrosiani, tra cui il Consiglio dell’ordine degli avvocati e procuratori e la Congregazione di Carità, presso cui nel luglio del 1886, dopo essere stato consulente legale, ricopre l’incarico di consigliere d’amministrazione, interessandosi di situazioni giuridiche sino al termine del suo mandato, venuto a scadere nel dicembre del 1890.

Nel gennaio del 1891 Salvini è designato presidente della Congregazione di Carità dal sindaco di Milano Antonio Beretta (1808-1891); nel discorso di insediamento rivolto ai consiglieri espone il suo programma di lavoro, volto a una “costante […] cura perché il patrimonio ed il reddito delle Opere pie amministrate […] sia mantenuto nell’attuale sua consistenza e possibilmente aumentato con ragionevoli economie”, rivela altresì come l’incarico gli sia giunto “inatteso” poiché “pochi servizi prestati per alcuni anni nel cessato consiglio non potevano certo” averglielo meritato. L’avvocato sottolinea infine la sua esitazione nell’accettare il compito, “conoscendo per pratica le gravi difficoltà” del ruolo, specie dopo “l’attivazione della nuova legge sulle opere pie, intesa a modificare […] le istituzioni di beneficenza”: la cosiddetta Legge Crispi, n. 6972 del 17 luglio 1890.

Nei mesi seguenti, durante la sua breve presidenza, in esecuzione della legge suddetta Salvini impartisce disposizioni per la revisione di statuti e regolamenti e per il raggruppamento di istituzioni; propone inoltre al Consiglio la formazione di una Commissione finalizzata a istituire un ufficio legale presso la stessa Congregazione, procedendo anche ad attuare alcune proposte indicate dai consiglieri in merito all’immobile che ospita la Pia Casa di Abbiategrasso.

Nel luglio del 1891 presenta ufficialmente le proprie dimissioni, dal momento che “le sue occupazioni professionali non gli permettono di continuare nella carica di Presidente della Congregazione senza suo danno e senza venire meno a quelle assidue cure che richiede questo posto”, in realtà secondo la stampa dell’epoca la sua richiesta è da attribuire a contrasti sorti tra l’Amministrazione dell’Ente e la Giunta provinciale amministrativa. Disponibile a restare in carica fino alla nomina del suo successore, Salvini presiede per l’ultima volta il Consiglio il 15 dicembre 1891, esprimendo ai “consiglieri tutta la sua gratitudine per la deferenza usatagli e per l’efficace aiuto” ricevuto, “così da rendersi meno difficile un compito accettato a malincuore e che egli ora abbandona perché forzatovi da circostanze personali, ma con vero dispiacere”.

Celibe, Leone Salvini a seguito di breve malattia muore nella sua casa di corso San Celso 6 (oggi corso Italia) la sera del 24 gennaio 1894; dopo le esequie celebrate nella chiesa di Sant’Eufemia la salma è inumata nel Cimitero del Gentilino a Porta Ticinese e successivamente i resti ossei sono traslati al Cimitero Monumentale.

(testo di Lorenza Barbero)