Liana Lari (1912-2006)

Liana Lari nasce a Milano il 28 giugno 1912 da Dante e da Maria Felisati; in gioventù, negli anni del fascismo, si avvicina al socialismo e durante la seconda guerra mondiale entra nella Resistenza combattendo come partigiana nell’Oltrepò pavese con il nome di Jela. Alla fine del conflitto guida la rinascita dell’Università popolare e, nominata segretaria della commissione amministrativa del Fondo Matteotti istituito nel 1944 per aiutare le vittime della repressione fascista, con i contributi di privati e del Comune di Milano organizza nei pressi di Loano un orfanotrofio capace di accogliere una ventina di bambini, figli di politici e di partigiani. Nell’autunno del 1946 è designata al Comitato di Amministrazione dell’ECA ed assegnata alla Commissione centrale di assistenza con funzioni di sovraintendente agli Uffici di zona.

In ottemperanza ai compiti attribuiti, Liana Lari visita tutte le sedi e le commissioni locali rilevando contrasti tra le strutture assistenziali periferiche e quelle centrali, causati dall’insufficiente comunicazione e dallo scarso numero di “informatori” sui richiedenti aiuto. Constata quindi la necessità di procedere alla nomina di nuovi commissari assicurando l’equilibrio tra le varie correnti politiche rappresentate e si dimostra favorevole alla concessione di un compenso mensile alle assistenti sanitarie vigilatrici del Comune, che “svolgono un proficuo e lodevole lavoro”; propone inoltre di elevare a venti il numero degli addetti al recupero dei dati sulle persone bisognose. A seguito del riordino delle condotte mediche comunali, ottiene dal Comitato l’approvazione a ridurre il numero delle zone assistenziali, poiché alcune “svolgono un’attività assistenziale così scarsa che possono benissimo essere soppresse” ridistribuendo gli assistiti nelle aree limitrofe.

Per ovviare alle frequenti richieste di sussidi rivolte agli uffici assistenziali suggerisce l’istituzione di un fondo di 100.000 lire annue a disposizione del settore legale per la concessione di contributi, previa autorizzazione del proprio consigliere sovrintendente, alle persone giudicate idonee a riceverli; propone anche di distribuire ai collaboratori dell’Ente tesserini tranviari, anziché abbonamenti,  secondo le effettive presenze alle sedute delle commissioni di zona con un risparmio annuo di circa 300.000 lire.

Liana Lari rappresenta l’ECA nel Consiglio di amministrazione del Patronato scolastico di Milano, partecipa a nome dell’Ente al convegno indetto dall’INCA – Istituto nazionale confederale di assistenza ed è nominata presidente della Commissione consultiva interna per la sistemazione del personale: nei registri delle deliberazioni del Comitato amministrativo spicca la sua firma apposta in inchiostro verde.

Nel mese di novembre del 1951, a conclusione del suo mandato presso l’ECA, il Presidente Vigorelli nel ricordare l’attività dell’amministrazione uscente segnala quanto Lari si sia “prodigata, senza risparmio di fatiche, nel campo assistenziale”.

Negli anni Cinquanta del Novecento Liana Lari scrive sul quotidiano “L’Avanti”, è rappresentante di organizzazioni democratiche e opera attivamente come collaboratrice di Antonio Greppi che, nominato alla guida dell’ECA, per fronteggiare le “particolari esigenze di rapporti esterni”, con propria ordinanza del 1° luglio 1963 la designa segretaria personale, con il compito di “soccorrere tutte le molteplici relazioni pubbliche ed umane connesse con l’attività personale del Presidente che non si possono estrinsecare attraverso l’attività generale degli Uffici e dei Servizi dell’Ente”.

Su espressa richiesta della stessa Liana lari la collaborazione viene inizialmente limitata a mezza giornata, retribuita con un semplice rimborso spese; nei mesi successivi e fino all’inizio del 1965 sarà invece a tempo pieno.

Nella primavera del 1963 il Comune di Milano la nomina nel consiglio di amministrazione della Casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi di Milano, ruolo che ricoprirà per una ventina d’anni; la sua combattività e l’appoggio del sindaco Aldo Aniasi impediscono l’inserimento dell’Ente nella lista delle istituzioni destinate alla soppressione.

Nel giugno del 1979 è tra i fondatori dell’Associazione Amici di Casa Verdi, volta a sostenere moralmente e materialmente la Casa di riposo, di cui dal 1980, per una quindicina di anni sarà anche Presidente: affronterà e risolverà positivamente i problemi finanziari provocati dalla cessazione degli introiti derivanti dai diritti d’autore sulla musica di Verdi, avviando – con il sussidio di Cariplo, di altri enti e con le donazioni di privati – i necessari lavori di ristrutturazione dell’edificio, sia della facciata che degli interni, dotando ogni stanza di un bagno privato.

Per la sua attività nel 1983 ottiene l’attestato di benemerenza comunale e nel 1995 la medaglia d’argento; ricoverata dal 16 dicembre 2002 presso lo stesso Istituto di piazza Buonarroti che aveva diretto, muore il 2 agosto 2006. La salma riposa presso il cimitero di Venegono Superiore, nel Varesotto.

(testo di Lorenza Barbero)